Titolo : Skoonheid
Aka : Beauty
Anno : 2011
Nazione : Sudafrica
Lingua : Inglese
Sottotitoli : Italiano
Trailer :
Sottotitoli e recensione di Anto "il grande" :-)
Avrebbe potuto intitolarsi “Morte a Bloemfontain” per
parafrasare Thomas Mann o Luchino Visconti, il livello artistico è quello.
Gli invitati arrivano uno dopo l'altro in una sala dove si
celebra una festa di nozze. La telecamera è fissa ma si stringe piano piano in
modo che un bel giovane appaia al centro dell'immagine. E' Christian, che andrà
a salutare suo “zio” François, un uomo maturo che osserva questo arrivo. Questa
esplosiva introduzione su una comunità esclusivamente bianca situa François: un
uomo che scruta il suo mondo alla ricerca della bellezza. Tranne che nelle
scene in cui lui osserva Christian, la telecamera adotta poi un'apparente
neutralità, ma noi non lasceremo mai più François. E' lui il soggetto di
Skoonheid: il suo desiderio di bellezza e la sua incapacità di accedervi.
Questa incapacità è quella di un gruppo, un tempo
violentemente onnipotente, adesso diffamato e colpevole: gli Afrikaners.
Il fatto che Skoonheid abbia avuto accesso alla selezione
ufficiale del Festival di Cannes del 2011 non è stato solo un avvenimento in se
perché è un film sudafricano ma anche perché è girato in afrikaans e mette in
scena questa popolazione che porta il peso di ciò che ha generato e che tutto
il mondo condanna; l'apartheid. L'evento è stato di alto impatto anche perché
Skoonheid la smette con l'autoflagellazione cinematografica che hanno prodotto
gli Afrikaners a partire dal 1994: partecipa invece con uno sguardo senza
concessioni ma senza giudizi sulla sorda realtà di un gruppo che si è
radicalmente tagliato fuori dalla bellezza del mondo. La
bellezza è quella di una vita di famiglia, degli amici e del lavoro. E' quella
delle gioie quotidiane e dei piccoli malesseri. E' quella della debolezza di
ciascuno che condividiamo tutti con gradi diversi. Ma questa bellezza degli
uomini e della vita, François non smette di rinnegarla, ingannando tutti e se
stesso per primo. Conduce una doppia vita perversa, nuotando nelle acque
torbide degli incontri clandestini omosessuali tra bianchi dove la regola è che
non entrino né “Pazze“ né meticci.
Nella sua famiglia perfettamente conservatrice ed unita,
saldamente ancorata ai valori cristiani, nulla è chiaro e tutti si sbagliano. E
François è così abituato a quello che è divenuta la sua vita che il fascino
subito dalla bellezza di un giovane uomo lo destabilizza al punto da
travolgerlo verso l'irreparabile...
François è un voyeur ma il film non lo è. Le sue fini
ellissi gli danno un ritmo che accresce la tensione. La macchina da presa è
allo stesso tempo tranquilla quando François mantiene il controllo, ardente
quando lo perde. Tutto converge verso un finale così esplosivo quanto sottile
che non anticiperò ma che suggerisce fino a che punto François e la sua
comunità si sono impediti di accedere alla bellezza. Il più bel film che abbia mai tradotto. Da QUI !



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